Storie di vita,
d'amore e di sesso Un libro di Alessandro Stella
Quindici storie vere.
Storie di vita, d'amore e di sesso.
Storie che potrebbe aver vissuto chiunque di noi perché dalla vita reale sono state traslate e trascritte in questa breve raccolta. Storie che emozionano, storie che divertono, storie che stuzzicano la fantasia erotica. Apparentemente slegate le une dalle altre, in realtà sono tenute insieme da quel legame forte e invisibile che si chiama vita.
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STORIE DI VITA, D'AMORE E DI SESSO
Un libro di Alessandro Stella

Introduzione
Quindici storie vere.
Storie di vita, d'amore e di sesso.
Storie che potrebbe aver vissuto chiunque di noi perché dalla vita reale sono state traslate e trascritte in questa breve raccolta. Storie che emozionano, storie che divertono, storie che stuzzicano la fantasia erotica. Apparentemente slegate le une dalle altre, in realtà sono tenute insieme da quel legame forte e invisibile che si chiama vita.
La nostra vita è costruita sull'esperienza.
Viviamo una certa situazione e ne traiamo degli insegnamenti. Questo processo inizia ancor prima di nascere e prosegue per tutta la vita. Ognuno impara a vivere basandosi sulle proprie esperienze e non esistono due esperienze identiche. Anche fossimo due fratelli gemelli, omozigoti e fossimo seduti uno di fianco all'altro nella stessa sala a vedere lo stesso film, alla fine della proiezione ognuno di noi avrebbe acquisito informazioni ed emozioni diverse rispetto al fratello vicino. Ma entrambi usciremo dalla sala arricchiti e cambiati. Dunque non è tanto ciò che si impara a essere importante, quanto piuttosto l'imparare in sé, il fare esperienza.
Ebbene, leggere o ascoltare di esperienze vissute da altri è un po' come fare quell'esperienza noi stessi. Pertanto leggendo di storie vere, rischiamo seriamente di arricchire il nostro bagaglio di esperienze e, quindi, di imparare qualcosa. Inoltre non sarebbe impossibile rivedere noi stessi in qualcuna di queste storie. La vita sa essere così magica e così spietata...
In queste brevi storie saremo accompagnati da Alessandro, un personaggio immaginario che si è fatto carico di raccontarle in prima persona, come fossero storie da lui vissute.
Buona lettura.
Si viene e si va
«Ti sento un po' addormentata, stavi dormendo a quest'ora?».
«No, è che sono un po' intontita. Ho inghiottito qualche pillola, credo fossero barbiturici...».
«Ehi! Fermo, fermo! Dove cazzo vai! Amore, scusami, mi hanno rubato il portafogli. Ti richiamo fra 5 minuti».
Nessun furto.
Nessuna rapina.
Dovevo chiamare immediatamente aiuto e farlo senza che lei se ne rendesse conto.
«Franco. Ciao, sono io».
«Ehi là! Ma che bella sorpresa! Come mai quest...».
«Franco, ascoltami attentamente. Devi prendere la macchina, andare con la massima urgenza a casa di tua sorella,
entrare di corsa, prendere la mia ragazza, se è necessario la devi prendere in braccio, e portarla in ospedale.
Credo abbia tentato il suicidio ingerendo barbiturici».
«Ehi, un momento. Cosa cazzo stai dicendo? Fammi razionalizzare. Cioè mi stai dicendo che da mia sorella c'è
Sara che... ha tentato il suicidio con dei barbiturici? E dove gli ha trovati? E mia sorella dove è?
E tu come fai a saperlo? Sei a oltre mille chilometri da qui!».
«Franco, ricordo che tu hai le chiavi di casa di tua sorella. Vai da lei, apri la porta e lì troverai Sara.
Portala in ospedale e cerca di non farla addormentare per strada. E non fare più domande, non c'è tempo, cazzo!
Franco... non mi fare morire Sara, altrimenti avrai sulla coscienza anche me».
«Ma porca puttana! Guarda che se è uno scherzo dei tuoi vengo a trovarti e ti massacro di botte!».
«Mai stato più serio».
Chiusi il telefono e rimasi con la mano sinistra attaccata alla cornetta agganciata. Non potevo fare più niente. Dovevo soltanto aspettare.
Portai la mano destra stretta a pungo vicino alle labbra, piegai leggermente il capo in avanti e iniziai
a piangere in modo incontrollato. Tremavo, sudavo, ero quasi incapace di agire e di pensare. Non si
dovrebbero vivere certe esperienze a vent'anni. A vent'anni bisognerebbe vivere spensierati e liberi
da situazioni troppo pesanti. Invece ero lì, impietrito, ammutolito, attaccato a quella cornetta
agganciata come se lasciarla avesse significato uccidere, come se la vita di Sara fosse dipesa da
quanto stretta riuscivo a tenere quella cornetta. Forse era troppo tardi, forse non avrei più rivisto Sara, mai più.
Fu proprio il pensiero di rivederla che mi diede la scossa e mi fece staccare da quella cornetta.
Smisi all'improvviso di piangere, staccai la mano dalla cornetta agganciata e iniziai a correre verso la stazione ferroviaria.
Forse c'era ancora un treno in grado di portarmi verso i miei desideri. Forse potevo essere da lei entro la mattina successiva.
Ci dovevo provare. Ci volevo provare. Ne sentivo forte l'esigenza. Il lavoro... affanculo il lavoro!
«Buonasera, scusi il fiatone. Esiste un modo per arrivare a Lecce domattina?».
«Un momento... Si, ce la dovrebbe fare. Pisa-Firenze, cambio Firenze-Bologna, cambio Bologna-Lecce.
Arriva domattina alle 9:36. Ma a Firenze ha soltanto 10 minuti per il cambio».
«E se perdo la coincidenza?».
«Niente. Deve attendere la mattina successiva».
«Va bene. Mi faccia il biglietto».
«Il regionale per Firenze parte tra un quarto d'ora dal binario 5. Ma... si sente bene?».
«Sto bene, grazie».
Dovevo avere un'aria decisamente sconvolta. Ero senza valigia, ero senza cibo ed ero rimasto anche senza soldi.
Ma avevo il biglietto della speranza!
Non avevo idea di cosa significasse salire su un treno con lo stato d'animo che mi opprimeva l'anima,
ma lo imparai in fretta. I miei pensieri erano distorti, furiosi, incontrollabili, quasi letali.
Stavo rischiando di non vedere mai più la persona che più avevo amato nella mia vita e la stavo
perdendo per un suicidio! Ero furente con me stesso. Parlavo da solo, mi dicevo: «La tua compagna
tenta il suicidio e tu non ne hai avuto il minimo sentore? Ci stai insieme da tre anni e non hai
intuito nulla? Sei una bestia! Sei un animale! Sei un incolto, incapace, insensibile essere umano!».
Ecco cosa pensavo di me stesso.
E ancora: «Come puoi non aver intuito nulla? Come puoi essere rimasto sorpreso da un gesto così estremo?».
Una notte intera tormentato da questi pensieri intervallati da pianto, rabbia e speranza.
Soprattutto speranza che riuscissero a salvarla. Una notte di un'epoca in cui il telefono cellulare
non esisteva ancora. Una notte buia in tutti i sensi. Buia e insonne.
La mattina ero uno zombie, ma avevo una carica emotiva e adrenalinica che impedivano ogni forma di riposo.
L'ospedale era lontanissimo dalla stazione e non avevo i soldi per il taxi. Ci provai.
«Signore, mi scusi. Sono appena arrivato da Pisa. Ieri sera ho saputo che la mia ragazza è stata
ricoverata d'urgenza ed è in pericolo di vita. Mi sono precipitato sul treno così come ero e non
ho soldi a sufficienza per pagarle la corsa fino all'ospedale. Mi ci potrebbe accompagnare ugualmente? La prego…».
La storia prosegue sul libro vero...
Al cuor non si comanda... forse
Avete presente quando una donna impegnata ci fa la corte e non lo fa per sesso né per soldi, ma perché si è realmente invaghita?
E avete presente quando ci si accorge che probabilmente anche noi siamo innamorati di lei?
Bene, ora immaginate che il suo compagno sia un nostro amico e noi siamo single.
Cosa si fa?
Difficile da dire, lo so, io non feci niente. Mi misi in attesa e ne parlai con un amico.
«Ciao, Carlo, come va, ti disturbo?»
«Ciao mitico! Macché, nessun disturbo. Dimmi tutto».
«Ti ricordi di Romina? Te ne ho parlato tempo fa. La fidanzata di un mio amico la quale tiene nei miei confronti atteggiamenti un po' ambigui…»
«Ma sì, certo che mi ricordo. Te la sei scopata?».
«Carlo! E che cazzo! Lo sai che io non vado a letto con una donna senza frequentarla per un po'. Lei nemmeno la frequento».
«Allora te le vuoi scopare e lei non ci sta! Ahahahah!».
«Carlo… finiscila! Sto pensando di chiamarla e di fissare un incontro per chiederle di questi suoi strani atteggiamenti.
Ho riflettuto e ho l'impressione che a me non sia del tutto indifferente. Vorrei quindi incontrarla,
dirle di queste mie sensazioni e chiederle dei suoi atteggiamenti. Tu cosa ne pensi?».
«Mi sembra una cosa più che ragionevole».
«E se poi mi dice che quello che ho intuìto è vero?».
«Eh, fratello! Se lui non è capace di proteggere ciò che è suo, non vedo cosa possa farci tu».
«Insomma… della serie al cuor non si comanda».
«Esattamente, fratello, esattamente».
«Va bene. La chiamo e cerco di fissare un incontro a due, magari nel Campus. Vediamo cosa ne viene fuori».
«Tienimi aggiornato».
Non ero per niente convinto che il mio intùito avesse ben intuìto, ma se avevo ben compreso
gli atteggiamenti sotterranei di Romina, probabilmente qualcosa del mio modo di fare o di essere doveva averla colpita.
Altrettanto probabilmente, se fossi rimasto fermo e non l'avessi mai chiamata per chiedere un incontro a due,
non sarebbe mai accaduto nulla, ma questa è solo un'ipotesi postuma. Di certo, invece, ci furono gli accadimenti.
Avvenne che, chiuso il telefono con Carlo, composi il numero di Romina spiegandole che avevo necessità di pararle in privato, a tu per tu.
Lei fece poche domande, incontro fissato alle 15 nel Campus universitario.
L'incontro avvenne in maniera abbastanza distesa, tra persone più o meno adulte, ma dentro me era tutta
un'eruzione di emozioni e tachicardie. Prima che io riuscissi ad arrivare al reale motivo per
cui avevo chiesto quell'incontro ci impiegai un po' e non era timidezza. La verità era scritta
dentro me, ma il sentimento che nasceva verso quella donna aveva nascosto ogni cosa con cura.
Ciò nonostante la mia vera personalità scalciava e di fatto mi impediva di dire quello che lì
ero andato a dire. Infine, però, fermai il mio incedere, mi girai verso di lei e pronunciai con chiarezza la motivazione di quell'incontro.
«Il motivo reale per cui ho voluto incontrarti riguarda noi due. I rapporti umani tra noi due.
Da tempo osservo le tue azioni e studio le mie reazioni. Ho l'impressione di provare qualcosa
per te e ho anche l'impressione che sia stata tu, in qualche modo, ad alimentare tale mio sentimento.
Dunque sono qui per capire come comportarmi con te. Conosco il tuo compagno. Se mi sono fatto
i film è bene che rientri nei ranghi, altrimenti è bene capire cosa fare».
Poche parole, chiare, nette, secche. Ora la palla passava a lei.
Sorrise.
«Si, le tue percezioni sono corrette. E su certe cose non c'è molto da scegliere.
Nutro dei sentimenti nei tuoi confronti, ma non mi sono mai esposta perché tu non rispondevi. Fino ad ora».
«Ecco fatto. Siamo ufficialmente nei guai».
Sorrise ancora.
«Guai? Non mi sembra. Personalmente credo di avere le idee abbastanza chiare in merito. E tu?».
«Se tu fossi single probabilmente le avrei chiare anch'io, ma tu single non sei».
«Se questo è un problema, posso rimediare in fretta».
Quella presa di posizione mi sorprese. Decisamente. Era molto più determinata di quanto non apparisse.
Era fermamente decisa. Ma la mia indole continuava a tirare calci. Sepolta sotto una valanga di
emozioni non si rassegnava a morire e a tacere. Continuava a scalciare. Per cui cercai una intermediazione.
«Forse non è saggio muoversi così in fretta. Ci conosciamo appena e la tua storia dura da anni,
forse meriterebbe più attenzione. Non hai detto che hai una sorella a Vicenza o da quelle parti?».
«Si, perché me lo chiedi?».
«Perché ritengo che tu dovresti andare da lei. Una settimana. Una settimana per chiarirti le idee
stando lontana da me e da lui sia fisicamente sia telefonicamente. Prenditi una settimana di riflessione.
In questa situazione potrebbe essere la cosa più utile da farsi».
«Ma io so già cosa fare. Non ho bisogno di perdere una settimana da mia sorella».
Colpito e affondato! Continuò.
«Lo so che è un rischio. Lo so che tu non sai nemmeno cosa senti e che rischio molto, ma ripeto,
sei stato tu a portarmi qui oggi. Quindi ora ho qualcosa su cui rischiare. Penso che prenderò
il prossimo treno e tornerò a casa dai miei. Voglio parlare con mio padre».
«Con tuo padre?».
«Si, parlo molto con mio padre della mia vita privata. È con lui che voglio parlare adesso».
Tutte quelle parole tra noi e tutto quel dichiararsi amore in un modo assai inconsueto,
poco eclatante e ben diverso da quello che probabilmente si agitava dentro di noi, avevano creato molta vicinanza.
Avevamo entrambi compreso che lì, quel giorno, in quel Campus stava nascendo una nuova storia d'amore.
La nostra storia d'amore. Ci fermammo su una panchina...
La storia prosegue sul libro vero...
Ilda e il sesso
Ilda non era bellissima.
Insomma non era una donna che, quando passa, ti fermi a guardarla.
Non vestiva nemmeno in modo da mettere in evidenza le sue parti migliori.
Vestiva a caso. Ma aveva una caratteristica micidiale: era una bomba sessuale.
Lei non faceva l'amore, lei scopava e lo faceva con un'intensità da porno star.
Una rivoluzione per qualunque uomo la conoscesse da quel punto di vista. Una droga! Una roba difficile da descrivere.
Liceale, laureata in Filosofia, con una cultura che ti metteva in soggezione,
a letto era fuoco e fiamme. Una sorta di ossimoro per un uomo come me che associava,
inconsciamente, la cultura alla calma, alla consuetudine, alla pace.
Mai idea fu più errata! Le cose non sono correlate. Parola di Ilda!
A me piaceva.
Piaceva il suo modo di vedere il mondo, piacevano i suoi discorsi elevati,
più elevati dei miei. Finii per innamorarmene. Pensavo fosse innamorata anche lei,
ma questo non è rilevante. Una sera, all'uscita da un pub, abbastanza ubriaco,
mi avvicinai alle sue labbra che non si scostarono. Dopo mezz'ora eravamo a casa sua,
nudi e arrapatissimi. A lei importava poco che quello fosse il nostro primo rapporto sessuale.
Aprì un cassetto del comodino e tirò fuori un fallo di gomma.
«A me piace un sacco la doppia penetrazione. Prendimi da dietro. Lui si occuperà del resto».
Senza pensarci su neanche un secondo utilizzò il fallo di gomma per penetrarsi e si mise in attesa di me.
Ma io ero completamente a digiuno di tutto ciò. Se ne accorse, ma non si scompose più di tanto.
«Cosa vuoi fare, farmi scopare solo dal mio amico? Non hai più voglia di me? Muoviti! Punta e spingi. Sto aspettando te».
Quel rapporto sessuale fu molto, molto diverso da quello che mi aspettavo e
il fallo di gomma era soltanto l'inizio di una serie di "attrezzi" che lei tirò
fuori da quel cassetto e utilizzò. Alla fine della sudata, ci ritrovammo stesi sul letto,
entrambi supini, abbracciati a parlarne. Iniziò lei.
«Non hai mai visto una donna fare l'amore in questo modo, vero? Ti ho sconvolto?».
«Non so dirti se "sconvolto" sia il termine corretto, ma di sicuro non ho mai fatto l'amore in questo modo».
«Hai mai chiesto a una donna cosa pensa di un fallo di gomma o di un vibratore?».
«No».
«Lo sai che il primo vibratore venne inventato a fine ottocento quando, in Inghilterra,
si curavano le donne "isteriche" masturbandole? Le donne, che erano banalmente
insoddisfatte dal sesso di coppia o erano single e che, quindi, non facevano del sesso soddisfacente,
ne risentivano fisicamente. All'epoca si pensava fosse un problema dell'utero, da cui il termine "isteria".
Problema che, in quel tempo, veniva curato andando da un medico (si, si, hai capito bene, un medico) per farsi… masturbare!».
La guardai, era seria, ma io risi di gusto.
«Guarda che è tutto vero, è storia, scritta sui libri».
«Ma dici sul serio?».
«Dico sul serio.
Soltanto dopo qualche anno si comprese che, quel tipo di problema, l'isteria,
era figlio della scarsa soddisfazione sessuale della donna. Pensa che il primo
vibratore venne anche regalato alla Regina in persona. E anche questa è storia».
«Insomma, hai fatto sesso con un troglodita!».
«Non credo. Ritengo che tu non conosca bene il mondo femminile.
Ritengo però anche che tu abbia un'apertura mentale non comune. Quindi mi aspetto che con te otterrò grandi soddisfazioni a letto».
Ridemmo di gusto entrambi. Di nuovo.
«Ma perché usi questi strumenti?».
«Per piacere. Ovvio!».
«Ma il sesso con me o con un altro uomo non ti soddisfa? Non ti basta? Cioè perché utilizzi questi attrezzi?».
La storia prosegue sul libro vero...
Lettera a un amico speciale
Certi pensieri si fanno di notte. Per forza: serve silenzio, serve solitudine, serve dolore.
Bisognerebbe scrivere lettere, anche se ormai si usa poco.
Lettere lunghe, sincere, deliranti, sognanti, struggenti.
Lettere da costiparsi i tendini, lettere da ridere, lettere da piangere, lettere
da esseri umani per non dimenticare il coraggio che ci contraddistingue,
la resistenza che ci fa vivi, la forza che ci tiene in piedi.
La verità è che l'amore non basta.
Nossignori!
E quando lo comprendi ti senti morire dentro.
È un po' come quando scopri che Babbo Natale non esiste.
Si rompe qualcosa dentro e cerchi per tutta una vita quella colla miracolosa
in grado di rimettere insieme i pezzi, ma non la troverai.
Alla fine ti racconti la bugia che non ti importa poi così tanto, ma non
è vero, non sarà mai vero niente di ciò che vivrai da adulto, trasudante bugie,
immerso in mille vestiti e travestimenti per nascondere il dolore di quella scoperta.
La verità è che ci importa eccome!
Per amare l'amore non basta.
Nossignori!
Per amare ci vuole tempo.
Ci vuole storia.
Ci vuole volontà.
Ci vogliono parole. Serene. A volte rabbiose.
E servono i silenzi. Oh sì che servono i silenzi. In due.
I silenzi vanno ascoltati, non evitati.
Il tempo del silenzio è il tempo in cui ascoltare gli occhi.
Le parole, a tratti, andrebbero trascurate, a volte dimenticate.
Da adulti abbiamo tutti quanti un bel conto aperto con il passato e lo pagheremo, non abbiate dubbi.
Per amare l'amore non basta!
Nossignori!
Serve chi ti accarezza i capelli e ti respira sulla fronte.
Serve chi ti racconta della propria giornata come se fosse un film.
Serve chi ti ascolta mentre racconti la tua giornata.
Serve chi si sente al sicuro nel dormire con le proprie guance poggiate sul
tuo petto e serve che tu ti senta al sicuro tra le sue braccia e che ti
faccia male ogni volta che sei costretto a staccartene.
Per amare l'amore non basta!
Nossignori!
Ci vuole la voglia di piegare la propria vita per il bene dell'altro.
Ci vuole chi entra in punta di piedi nelle pieghe più nascoste della tua
anima senza avere paura di scoprire ciò che lì troverà scritto né te ne fa vergognare.
Ci vuole il culo di incastrarsi per natura e non per necessità o bisogno.
Ci vuole coraggio. Oh sì che serve il coraggio perché amare significa piantare
un coltello affilato sul proprio petto, in direzione del cuore e consegnare il manico a uno sconosciuto.
Per amare l'amore non basta!
Nossignori!
Portiamo a cena noi stessi ogni tanto.
Da soli.
Ascoltiamo quello che non diciamo, spogliamoci del travestimento noto agli altri.
Togliamoci il "trucco e il parrucco".
La storia prosegue sul libro vero...
LE STORIE DEL LIBRO
Breviario delle storie che compongono il libro

SI VIENE E SI VA
Come si reagisce se il proprio partner tenta il suicidio? Quali sono le domande che affollerebbero i nostri pensieri davanti ad un gesto così estremo?

VIENNA, UN MEDICO E UN NIGHT
Prendi una laurea in medicina e ti ritrovi a fare un mestiere che non è quello che ti aspetti. Cerchi una strada alternativa e ti ritrovi dove non avresti mai pensato di trovarti...

RITORNO A BARCELLONA
Per costruire un rapporto d'amore bisogna incastrarsi. Se i meccanismi cosmici sono distratti, ci si incontra e magari ci si ama pure, ma in momenti diversi. E ti fai malissimo...

LA SUA FERMATA ERA BOLOGNA
Quando un meridionale studia al nord, il treno diventa un compagno affidabile, rumoroso e gentile. Durante i viaggi nei periodi di festa accadono cose straordinarie in quei treni...

UN'AMMUCCHIATA ROMANA
Il sesso è un argomento molto complesso, delicato, personale. Quando una persona entra nella tua vita con un'idea del sesso completamente diversa dalla tua può accadere di tutto...

NESSUNA VIA DI FUGA
La droga non è un gioco e neanche uno sport. C'è poco da scherzarci. Se ti capita di avere un amico che si infila in quel tunnel, tu non sarai più lo stesso...

LETTERA A SARA
Ci sono lettere scritte a chi non potrà mai leggerle. Lettere scritte probabilmente a quella parte di se stessi che non si arrende alla realtà.

POLVERE DA SPARO
Dimmi un po', come la metti se, mentre sei tutto intento a fare l'amore nella tua auto con il tuo partner, ti si avvicina un'auto con i fari alti e ti si pianta dietro?

UN'EDUCAZIONE SBAGLIATA
C'è stato un tempo in cui non potevi uscire da solo con una ragazza! È vero! Se ti capitava di farlo, ma sbagliavi qualcosa, la situazione ti poteva facilmente sfuggire di mano...

AL CUOR NON SI COMANDA... FORSE
Lui, lei, l'altro. Ma lui è un tuo amico e... l'altro sei tu! Il cuore tira da una parte, tutto il resto tira dalla parte opposta...

ILDA E IL SESSO
Conosci una persona, entri in intimità, ci fai l'amore per la prima volta, ma quando sei lì... le cose non vanno esattamente come ti aspettavi...

QUELLO CHE NON PUOI ASCOLTARE
Se ti innamori di chi non riesce ad amarti sei destinato a starci male. A volte molto male...

LA PEGGIORE DI TUTTE
Essere madre in questo periodo storico è qualcosa di molto complesso. A volte ci si sente... la peggiore di tutte...

UN AMORE PERDUTO
La paura. Le paure. Sono finiti più rapporti d'amore per colpa della paura di quante guerre siano mai state combattute dalla razza umana...

LETTERA A UN AMICO SPECIALE
Ci sono cose che si possono dire soltanto di notte perché, a volte, l'amore non basta...